E’ un rientro a più velocità

E’ un rientro a più velocità

L’uscita dal lock down sta avvenendo a più velocità non solo perchè le attività riaprono con tempistiche differenziate, ma anche perchè in Azienda le Persone rientrano con diversi tempi e modalità e sopratutto con diverse “velocità”.

Per alcuni è forte la voglia di tornare al posto di lavoro e rivedere i colleghi, per altri c’è la spinta a recuperare le settimane di fermo forzato, altri ancora invece faticano a riprendere il ritmo…

Come mai per qualcuno è così difficile rientrare a pieno regime al lavoro?

Rientrare dal fermo da lock down non è come tornare dalle ferie estive: non lo abbiamo scelto, è stata una misura sanitaria per fare fronte alla pandemia, e nelle settimane in cui siamo stati costretti a casa siamo stati bombardati da notizie e numeri che ci ripetevano costantemente la conta dei malati e purtroppo dei decessi.

Come può avere influito tutto questo sulle Persone?

Come questo carico emotivo può conciliarsi ora con il rientro al lavoro?

I vissuti di questo periodo non sono stati gli stessi per tutti, e le modalità di reazione ed adattamento sono state quindi soggettive, così come ora il rientro alla nuova normalità sta mettendo in evidenza modalità individuali differenziate, non solo da parte dello staff, ma a volte anche da parte del management.

Per i sanitari che sono stati, e sono ancora, in prima linea si può parlare di vero e proprio burn out, ovvero di un eccesso di stress che porta ad un esaurimento delle energie psicofisiche. Ma anche per chi ha vissuto il lock down può essersi trattato di un periodo comunque molto stressante e dato che la risposta allo stress è soggettiva c’è chi ora sta reagendo attivandosi, chi invece sta reagendo spegnendosi

Se razionalmente sappiamo che tutte le misure di sicurezza sono state prese e pensiamo che recuperare il lavoro accumulato o perso durante il lock down richiederebbe un impegno straordinario, ma proprio non ce la facciamo, allora possiamo pensare che non siano in gioco aspetti razionali ma irrazionali, emotivi, che vanno presi in adeguata considerazione se si vuole facilitare il rientro dei collaboratori al lavoro nel post COVID19.

Cosa può chiedersi e cosa può fare l’imprenditore che vuole agevolare il rientro al lavoro a pieno regime dei suoi collaboratori per l’impegnativa “ripartenza” che li aspetta?

Vi propongo sette domande per esplorare e stimolare la fase di rientro nel post COVID19, che vanno ad indagare altrettante dimensioni potenzialmente critiche, non soltanto razionali ma anche e sopratutto irrazionali e motivazionali:

1.    AMBIENTE – SICUREZZA: Abbiamo preso tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza per tutte le Persone dal punto di vista sanitario ? (collaboratori, clienti, fornitori)

2.    OSTACOLI – ABILITA’: Ci sono possibili ostacoli – difficoltà oggettive che possono limitare / impedire alle Persone il rientro al lavoro?
(trasporti / organizzazione famigliare / …)

3.    INFORMAZIONE: I collaboratori hanno ricevuto informazioni corrette e complete, ed adeguate istruzioni sui comportamenti che devono essere tenuti per lavorare in sicurezza?

4.    ATTEGGIAMENTO – MESSAGGIO: Come è stata gestita la comunicazione da parte dell’Azienda e da parte dei managers: cosa è stato detto, come è stato detto? Quale messaggio è stato veicolato?

5.    VALORI – CULTURA: In che misura i collaboratori condividono la cultura ed i valori aziendali? E quanto i valori individuali sono accolti in Azienda? 

6.    RUOLO – IDENTITA’: Quanto è chiaro a ciascuno il proprio ruolo all’interno dell’organizzazione e quanto le Persone sono abituate ad assumersi le responsabilità individuali del loro ruolo?

7.    SCOPO – SENSO: Quali sono le ragioni per cui i collaboratori dovrebbero avere voglia di tornare al lavoro: cosa li ispira? Quale senso – significato attribuiscono alla loro attività lavorativa?

Le crisi spesso non sono altro che esaltatori di problemi / criticità pre-esistenti, che in queste occasioni si acutizzano o che da latenti diventano evidenti.

 Spesso ci si lascia fuorviare dagli effetti
e si perdono di vista le cause.

La difficoltà manifestata nel rientro al lavoro potrebbe essere il sintomo di un problema che non ha a che fare con la situazione attuale, ma che  invece ha radici altrove e segnala un disagio / malessere organizzativo?

Ai leader che già sono stati vicini ai loro collaboratori durante il lock down spetta ora di continuare a fare loro coaching per permettergli di superare lo stress da rientro per affrontare al meglio l’impegnativa ripartenza che li attende, ma anche fare attenzione a dare per scontato che l’effetto osservato non sia sintomo di altri problemi organizzativi che andrebbero adeguatamente indagati ed affrontati.

Scarica le domande.

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