Quale ruolo per il Leader nelle crisi?

Quale ruolo per il Leader nelle crisi?

Cosa hanno in comune le crisi personali e quelle nazionali?

E quanto pesa il ruolo dei Leader in una crisi?

In “Crisi. Come rinascono le nazioni” (Einauidi editore), Jared Diamond prende spunto da un modello utilizzato per il trattamento delle crisi personali e lo applica a diverse situazioni critiche nazionali odierne e del passato per leggerle da una diversa prospettiva: Finlandia nel difficile rapporto con l’Unione Sovietica, il Giappone dell’epoca Meiji, il Cile nel periodo Allende – Pinochet, l’Indonesia al termine dell’epoca coloniale olandese, la Germania dopo la seconda Guerra Mondiale, ed infine l’Australia.

Ecco lo schema che riassume il parallelismo di questa interessante chiave di lettura:

 Crisi personaliCrisi nazionali
1Riconoscimento dello stato di crisiConsenso circa lo stato di crisi nazionale
2Accettazione della responsabilità personaleAccettazione della responsabilità nazionale
3Confini chiari per delineare i problemi individuali da risolvereConfini chiari per delineare i problemi nazionali da risolvere
4Richiesta di un aiuto concreto ed emotivo ad altri singoli o gruppiRichiesta di aiuto materiale ed economico ad altre nazioni
5Gli altri come modello per la risoluzione dei problemiLe altre nazioni come modello per la risoluzione dei problemi
6La forza dell’IOIdentità nazionale
7Capacità di autovalutazione personale onestaCapacità di autovalutazione nazionale onesta
8Esperienza di crisi personali precedentiEsperienza storica di crisi nazionali precedenti
9PazienzaPresa in carico del fallimento nazionale
10Personalità flessibileFlessibilità nazionale in situazioni specifiche
11Valori fondanti individualiValori fondanti nazionali
12Libertà da gravi costrizioni personaliLibertà da costrizioni geopolitiche

Se le crisi personali sono tappe necessarie
per l’evoluzione dell’individuo,
lo sono altrettanto quelle Nazionali?

Diamond riconosce come alcuni cambiamenti selettivi, introdotti dalle diverse nazioni esaminate, le abbiano nel tempo portate a fare un notevole salto evolutivo rispetto la situazione di partenza.

La domanda che è logico porsi è se ciò sarebbe accaduto ugualmente anche in assenza dello stato di crisi che lo ha provocato?

La crisi mette in uno stato di urgenza, focalizza l’attenzione su aspetti che diventano prioritari, costringe ad occuparsi di cose già note che non possono più essere rimandate.

Per non dover attendere una vera e propria crisi occorre lungimiranza ed attenzione anche ai segnali deboli per agire con anticipo sui tempi per evitare crisi peggiori, ma questo richiede il superamento di una notevole inerzia e resistenza al cambiamento che riguarda sia le nazioni sia gli individui.

E quale è l’importanza del Leader in tutto questo: è il Leader a fare la differenza in una situazione di crisi?

I casi da lui osservati evidenziano Leader carismatici che hanno influenzato la storia, ma anche Leader mediocri che possono aver dato una impressione di grandezza in un contesto favorevole.

Interessante il tentativo di dare una risposta oggettiva attraverso un approccio quantitativo elaborato da due ricercatori universitari statunitensi (Benjamin Jones e Benjamin Olken). Questi hanno misurato cosa accade al tasso di crescita economica nazionale in conseguenza alla morte di un Leader per cause naturali: se la teoria del Grande Uomo al comando fosse corretta, confrontare il tasso di crescita economico della nazione dopo la sua morte con quello di periodi presi a caso durante il suo governo mostrerebbe delle differenze significative, e questo infatti è ciò che la ricerca ha dimostrato. E’ più probabile che i tassi di crescita subiscano sbalzi alla morte del Leader piuttosto che in momenti presi a caso durante la sua permanenza al potere

E se la morte del Leader avviene per cause non naturali? Nel caso di Leader assassinati l’effetto risulta tanto maggiore quanto più questi risultavano dispotici.

A volte quindi il Leader può fare la differenza, ma dipende dal tipo di Leader e dal tipo di effetto preso in esame.

Gli ultimi capitoli sono dedicati alle prossime sfide per il Giappone e gli Stati Uniti, ed ai principali rischi a livello globale:

  • gli arsenali nucleari
  • i cambiamenti climatici
  • i combustibili fossili
  • le energie alternative
  • le disuguaglianze

Al termine di questa stimolante lettura mi sono domandato:

  • se i 12 fattori indicati da Diamond fossero degli efficaci fattori predittivi, quali indicazioni potremmo ricavarne provando a leggere la situazione italiana attraverso questa lente?
  • se provassimo ad applicare questi 12 criteri alle crisi aziendali, potremmo ottenere elementi utili alla loro diagnosi e risoluzione?

Sarebbe interessante verificare quale quadro risulterebbe applicando questo modello alla situazione italiana, ma non dispongo di sufficienti dati oggettivi per farlo, e sarei fortemente condizionato dalle mie idee personali.

Per quanto riguarda invece l’applicabilità di questo schema alle crisi aziendali, la mia esperienza nella Diagnosi di Sviluppo Organizzativo mi porta a fare qualche riflessione che condividerò nella prossima puntata.

Fine prima puntata.

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